A volte cambiamo persona, contesto, città, fase della vita…
eppure ci ritroviamo a vivere la stessa dinamica.
- Ci innamoriamo di persone emotivamente non disponibili.
- Diamo molto e riceviamo poco.
- Abbiamo paura di essere lasciati e diventiamo ipercontrollanti.
- Cerchiamo continuamente rassicurazioni.
- Ci adattiamo ai bisogni dell’altro fino a perdere di vista i nostri.
- Evitiamo il conflitto, accumuliamo frustrazione e poi esplodiamo.
- Oppure scegliamo relazioni in cui ci sentiamo ancora una volta non abbastanza, non visti o non ascoltati.
E allora possiamo chiederci:
Perché continuo a ripetere qualcosa che mi fa stare male?
Una possibile risposta si trova nella nostra storia relazionale.
Fin dall'infanzia impariamo, attraverso le nostre esperienze familiari, come funzionano le relazioni: come si dà e si riceve amore, come si gestisce la distanza, come si affrontano i conflitti, quanto possiamo esprimere i nostri bisogni e cosa dobbiamo fare per sentirci accettati.
Questi apprendimenti possono diventare pattern relazionali che portiamo con noi anche da adulti. A volte sono funzionali. Altre volte possono diventare disfunzionali e continuare a ripetersi nelle nostre relazioni, anche quando una parte di noi desidererebbe qualcosa di completamente diverso.
È qui che possiamo parlare di mandato familiare: non necessariamente una frase esplicita, ma un insieme di aspettative, regole implicite e modalità relazionali che abbiamo interiorizzato.
- “Devo prendermi cura degli altri.”
- “Non devo avere bisogno.”
- “Devo essere forte.”
- “Se dico quello che provo, perderò l'altro.”
- “Per essere amato devo adattarmi.”
- “L'amore significa sacrificarsi.”
Quando questi messaggi diventano parte del nostro modo di stare in relazione, possiamo continuare a riprodurli senza rendercene conto. E spesso non scegliamo consapevolmente di ripetere il passato. Lo ripetiamo perché è ciò che abbiamo imparato a riconoscere come familiare. Ma familiare non significa necessariamente sano.
La consapevolezza può creare uno spazio tra ciò che abbiamo imparato e ciò che oggi scegliamo.
Possiamo iniziare a osservare i nostri pattern e chiederci:
- Cosa sto ripetendo?
- Che ruolo assumo sempre nelle mie relazioni?
- Che tipo di persone tendo a scegliere?
- Cosa faccio quando ho paura di perdere l'altro?
- Quale bisogno cerco di soddisfare attraverso questa relazione?
- Questa dinamica appartiene davvero al mio presente o sta riattivando qualcosa della mia storia?
Interrompere un pattern non significa cambiare l'altra persona. Significa iniziare a riconoscere la propria partecipazione alla dinamica, comprendere da dove proviene e sviluppare modalità nuove di stare in relazione.
Non possiamo riscrivere la famiglia da cui proveniamo. Ma possiamo imparare a non lasciare che i suoi copioni continuino a scrivere automaticamente le nostre relazioni.
La consapevolezza è il primo passo. La possibilità di scegliere diversamente è ciò che può interrompere la ripetizione.
Forse il cambiamento comincia proprio da qui:
“Questa relazione mi è familiare… ma è davvero ciò che desidero?”
Riconoscere un pattern è il primo passo. Comprenderne l'origine e interromperne la ripetizione può aprire la possibilità di vivere le relazioni in modo diverso.
Se vuoi approfondire questo percorso, puoi contattare il Dott. Oppioli — tel. 375 665 5333, oppiolidaniele@gmail.com
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